“ L’innovazione tecnologica sta cambiando il modo di fare business” Le forze che stanno alla base di questi cambiamenti sono le stesse che hanno prodotto le rivoluzioni IT precedenti: creatività, comunicazione e commercio. Le persone desiderano distinguersi per la propria creatività, innovare, costruire, produrre nuove cose e sviluppare nuove idee. Inoltre, le persone vogliono comunicare e...
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“ L’innovazione tecnologica sta cambiando il modo di fare business” Le forze che stanno alla base di questi cambiamenti sono le stesse che hanno prodotto le rivoluzioni IT precedenti: creatività, comunicazione e commercio. Le persone desiderano distinguersi per la propria creatività, innovare, costruire, produrre nuove cose e sviluppare nuove idee. Inoltre, le persone vogliono comunicare e condividere le proprie idee, sia in ambito locale che globale. Questo desiderio di condivisione e il valore che può derivare dalla collaborazione abbattono le barriere organizzative, riducono le distanze tra consumatori, fornitori e aziende e rendono le organizzazioni più trasparenti. Infine, le aziende desiderano espandersi e creare nuovi prodotti, servizi, mercati e profitti. Il mezzo grazie al quale questa rivoluzione si attua è, la tecnologia. La riduzione dei costi della larghezza di banda, la maggiore potenza di elaborazione in termini di capacità e di dispositivi disponibili e l’aumento della produttività e della facilità d’uso degli strumenti hanno condotto a un’importante diffusione delle applicazioni basate sul Web, il cosiddetto spazio del “Web 2.0”. La rivoluzione è appena cominciata e non è ancora dato sapere chi la guiderà e come si ramificherà, ma le opportunità sono già disponibili e chi saprà riconoscerle per primo ne trarrà i vantaggi maggiori. Dopo un iniziale periodo di diffusione in ambiente Internet, questi stessi strumenti e le logiche di relazione e contribuzione diffusa, si stanno oggi spostando all’interno delle imprese. Il fenomeno è molto importante ed è una sfida da non sottovalutare. Il rischio è che, così come sull’altare dell’e-commerce e dei “soldi facili” della new economy si trascurò di guardare all’effetto che